BLOG


FETTE D’ANGURIA

Quest’estate è stata una delle estati più calde degli ultimi tempi!
Ho mangiato tantissima anguria (una buona scusa il caldo, l’anguria è un frutto che adoro).

Ne ho mangiata talmente tanta che ad un certo punto ho iniziato senza rendermene conto ad elencare mentalmente tutte le caratteristiche di ogni fetta che addentavo. ‘Questa non ha semi, o quasi dai.’È stato li che ho avuto l’idea,In quanti modi può essere un’anguria? Presi il mio notebook. Ed iniziai a buttare giù alcune parole. Ogni anguria è diversa dall’altra. Con tutte quelle che avevo mangiato! 

Ne è nato un piccolo fumetto. Era da un po’ che cercavo di sperimentare questo linguaggio nuovo per me. Tengo molto a questo progetto personale per la natura con cui è nato, perché è l’ennesima prova che la vera meraviglia è nascosta nello spettacolo dell’ordinario, nel mio caso nello spuntino a base d’anguria seduti sul terrazzo in famiglia.
Mi sono davvero divertita a creare questa tavola, devo anche ammettere che qualche espressione dei bambini l’ho rubata alle mie sorelle!
Tra l’altro da voi ci sono modi particolari per dire che un’anguria è troppo o poco matura? Da noi veneti si usa dire che è ‘fatta’ o nel caso contrario che è ‘indietro’. Scrivendo il fumetto mi sono posta proprio questa domanda!

DI AMORE, TARTARUGHE ED ELEFANTI.

Oggi vi parlo dell’ultimo albo illustrato che ho comprato.
Mi piace molto mostrare i libri che popolano la mia libreria condividerli, parlarne o leggerli con qualcuno è come fare un regalo: hanno tutti qualcosa da raccontare.
L’albo di oggi si intitola ‘La domanda dell’elefante’ scritto da Leen Van Den Berg e illustrato da Kaatje Vermeire uscito in edizione italiana per Kite edizioni.
Avevo letto dell’uscita di questo libro su internet le sue illustrazioni e i suoi colori mi hanno catturata da subito, l’ho incontrato per la prima volta nell’articolo di un blog, non conoscevo la storia, l’ho infatti riconosciuto e letto solo in fiera, allo stand della casa editrice, tra le pagine la trama è delicata e leggera come le nuvole.

L’ amore

La storia è molto delicata e dolce, non ha pretese nonostante parli del sentimento più omaggiato e decantato: l’amore.
Cos’è l’amore dunque? 

‘Come si fa a capire di essere innamorati?’

Chiede l’elefante. Questa domanda fa un gran trambusto alla riunione annuale degli animali, e ognuno cerca di dare la sua definizione. Definizioni tutte diverse ma nello stesso tempo tutte personali e delicate, e così vere, fatte di piccoli gesti quotidiani. Quei gesti ‘ad occhi chiusi’ che possiamo vedere solo prestando attenzione.

‘Quando sono stanco’ sospira il sole ‘la luna, il mio tesoro, prende sempre il mio posto.’

E’ uno di quei libri che non ha la pretesa di insegnarti qualcosa. E’ forse questo l’aspetto che ho amato di più. Traspare il messaggio che l’amore è tutto, è nascosto nelle piccole cose, siamo noi che mutiamo con lui. Tutti gli animali, persino la nonna la bambina e l’esploratore dicendo tutte cose diverse ne dicono anche una, che è uguale per tutti e su cui tutti sono d’accordo: niente fuochi d’artificio, coriandoli o stelle filanti l’amore è lo spettacolo dell’ordinario. Che ogni giorno scende in strada e si sporca le mani con gesti concreti. 

Questo ci dice il libro con una dolce nota di ironia.

L’ elefante

Nel libro ha un ruolo chiave e nello stesso tempo breve, è lui che pone la domanda a cui tutti cercheranno di rispondere.

‘Be’, io…’ ripetè l’elefante. Poi fa un gran respiro. ‘Ecco, vorrei sapere come si capisce…Come ti senti quando ..Cioè, voglio dire: come fai a sapere che sei innamorato di qualcuno? 

Un animale grande per una grande domanda e nello stesso tempo un’ingenuità inaspettata. La domanda è un’azione importante, chiedere, spesso, non è semplice, è mettersi in discussione, ammettere di non sapere qualcosa. Il fatto che sia un elefante a chiedere: un’animale così grande così apparentemente pieno di conoscenza, di risposte, di forza e senza dubbi a me è piaciuto tanto, per l’amore diventiamo tutti piccoli ed imbranati. Anche la grandezza e l’apparente imponenza non hanno tutte le risposte della vita.

La formica

 La formica ha un ruolo fondamentale nella storia, appare quasi in tutte le doppie,
A questa riunione degli animali deve sostituire la tartaruga, assente perchè suo marito è malato.

‘La tartaruga quest’anno non c’è perchè suo marito è malato. Tocca quindi alla formica ed è al settimo cielo. Una formica deve darsi da fare, se vuole farsi strada nella vita, e oggi è la sua occasione: sarà infatti presidente della grande riunione. Per l’evento si è comprata un bel paio di occhiali, che servono molto se vuoi che gli altri ti diano ascolto.’

La formica ha un ruolo centrale nella storia, e sembra sempre più interessata al corretto svolgimento della riunione e ad essere ascoltata che non a trovare risposta alla domanda dell’elefante, ha anche una certa fretta. Le parole di questo personaggio sono forse quelle che ci fanno interrogare di più, sono più ciniche, spezzano un po’ quest’onda di romanticismo.

‘Lascia stare, va bene così’ taglia corto la formica. Se quella bambina si mette a leggere, la riunione non finisce più.

Io penso che il personaggio della formica voglia dirci una cosa importante…l’amore se non lo vediamo è perché decidiamo di non vederlo. 
Anche il fatto che indossi gli occhiali per la riunione secondo me è molto simbolico, (vedere meglio o non vedere? In fin dei conti gli occhiali creano per chi li indossa ‘una sorta di barriera con la realtà’ ) solo nell’ultima doppia li toglie ed è solo li che si guarda dentro davvero, interrogandosi sulla sua solitudine.

Scappa via in tutta fretta, ma perché ad un tratto si sente così sola?

 

Le illustrazioni

Per quanto riguarda l’estetica scrivevo giusto poco sopra che sono state proprio le illustrazioni a colpirmi per prime!
Trovo che la tecnica che usa Kaatje sia raffinata e molto personale. Lei unisce i segreti dell’incisione a disegno, pittura, collage e digitale. Le pagine sono ricche di trame e texture è una cosa che ho apprezzato da subito e che contraddistingue le sue illustrazioni. Cercando i dettagli si notano graffi, sfumature e frottage di piante e foglie, ti perdi tra le pagine del libro.
La scelta cromatica per questo albo lo rappresenta a pieno, in quanto è un continuo contrasto tra verdi/azzurri e rossi/rosa: i colori dei sentimenti un gioco infinito tra caldi e freddi.

Ogni volta che rileggi questo libro riesci a cogliere un dettaglio in più, un riferimento, una riflessione legata alla storia, è un binomio tra profondità e semplicità.
Ci sono molti significati e dettagli nascosti il più grande forse si trova nell’ultima pagina, mi ha fatto pensare molto la conclusione e lo farà ancora.
E’ senza dubbio uno di quei libri dove più lo leggi più ‘lo fai tuo’. 

 

Un punto di vista diverso

Mi piace molto domandare ad altre persone dopo aver letto i libri cosa ne pensano e cosa li ha colpiti, i miei lettori preferiti sono i bambini hanno l’incredibile potere di cogliere i dettagli più nascosti.

 

Gemma (8 anni):
‘Mi ha colpito il finale, che la formica dava il libretto alla tartaruga che le dice: vieni a bere il tè ma lei dice di no e se ne va e si sente sola perché non aveva trovato l’amore. Lei secondo me a fare il giudice a sentire quelle cose li c’è rimasta un po’ male perchè non era innamorata di nessuno, forse perchè era un po’ antipatica agli altri, ma secondo me l’amore quella formica non lo ha cercato è per quello che è rimasta senza.’

 

Bella vero?!
E voi cosa ne pensate? Vi ispira la storia? Avete albi illustrati a casa che non vi stancate mai di leggere? Fatemi sapere!
Ci sentiamo alla prossima! Grazie per la lettura!

BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR 2017

Eccomi qui a raccontare della mia esperienza alla Bologna Children’s Book fair. Per chi non la conoscesse è forse tra gli eventi più di rilievo nel campo dell’editoria, intorno a marzo – aprile ogni anno rinnova il suo appuntamento a Bologna. E’ un abbraccio di persone tutte diverse, ci sono illustratori, editori, scrittori, traduttori…e provengono da tutto il mondo!  Mi piace molto visitarla, è un evento che mi gusto come una merenda: lentamente.
Guardo, sfoglio.. mi lascio toccare da quello che vedo e che sento. Mi piace viverla così senza corse, ossessioni o fronzoli.

Una Bologna diversa

Io e la mia amica Giulia il 4 Aprile siamo partite sul nostro treno Verona – Bologna alla volta della fiera del libro, è bello chiacchierare in viaggio, e poi, quando scendi a Bologna inizi già a respirare l’aria di fiera.
Non riesci a capire se sia Bologna quella diversa in quei giorni o tu felice ed emozionato dentro. La sensazione è un po’ questa.

Io e Giulia ogni anno rinnoviamo la nostra tradizione pre-fiera, andiamo sempre a fare qualche compera al negozio di colori, e ogni volta è sempre come entrare in un negozio di caramelle!

Dopo aver rinnovato le nostre promesse ci siamo dirette al 35. E siamo arrivate in fiera.
Quest’anno abbiamo stravolto i nostri piani, abbiamo vissuto una fiera un po’ alternativa, in genere la prima cosa che visitiamo è la mostra degli illustratori ma questa volta avevamo una tappa da fare prima di tutto:
volevamo visitare la mostra del libro pop-up e per farlo dovevamo dirigerci verso l’illustrator survival corner una zona molto bella che da quest’anno è stata ritagliata in fiera, un luogo creato appositamente per gli illustratori, con workshop, incontri e portfolio review.

 

Mostra del libro pop-up

Siamo arrivate appena in tempo per la mostra: stava iniziando la visita guidata. E’ stato davvero molto interessante. L’esposizione s’intitolava ‘Pop-up show: la magia dentro i libri’ ed era proprio una magia vedere e capire l’ingegno dietro questi manufatti d’arte. Il percorso ripercorreva lo sviluppo del libro pop-up negli anni dal 1880 fino ai giorni nostri.
Si notava chiaramente lo sviluppo della cartotecnica e quindi dei ‘meccanismi’ che consentono ad un libro ‘di uscire dalla carta’ Massimo è stato bravissimo a farci cogliere questo aspetto. I primi erano veri e propri teatri in miniatura anzi si può dire che i libri pop up siano proprio figli del cinema e del teatro.
Mi hanno ricordato molto il museo del cinema a Torino, all’interno della Mole Antonelliana che ho visitato lo scorso Giugno.

Il termine pop-up per altro è nato successivamente, con la pubblicazione di: Pinocchio “with pop-up illustrations” del 1932 e poi è stato portato avanti nell’anno successivo con gli albi sui personaggi Disney. Inizialmente questi libri si chiamavano libritridimensionali poi negli anni pop-up è diventato di uso comune fino ai giorni nostri.

Il libroche forse tra tutti ha catturato di più la mia attenzione però è uno tra quelli più antichi in mostra ‘The model menagerie’ 1895 Nister & Co Ltd. London, proprio questo qui sopra, forse per la palette colori, forse per questo cenno decorativo, forse per la dolcezza degli animali e il leggero vibrare delle scene. 

Non basterebbe questo post per parlare del libro pop-up, è un mondo vasto, magico e interessante: qui trovate il sito ufficiale della mostra.

Terminata la visita io e Giulia abbiamo ringraziato, proseguendo così il nostro percorso. Ci siamo immerse in tantissimi libri grandi e piccoli e anche in moltissime mini mostre organizzate all’interno degli stand. Ogni volta scatta la caccia alle cartoline illustrate. In giro ce ne sono sempre, la sfida è trovarle: se ti va bene riesci a trovare anche dei poster! Sono perfetti da attaccare in studio!

A metà mattina ci siamo anche regalate un cappuccino con brioches ne avevamo davvero bisogno!

 

La mostra degli illustratori

Verso il primo pomeriggio siamo riuscite a risalire da dove tutto è iniziato e quindi a visitare la mostra degli illustratori come si deve. Quest’anno aveva un nuovo volto, non era come eravamo abituate a vederla le tavole erano disposte tutte in orizzontale protette da cartonati molto spessi.

Abbiamo guardato le tavole attentamente,  le illustrazioni che mi sono piaciute di più sono quelle di Daniela TieniBruna XimenesPauline Munique e Simone Rea anche se la vera bellezza alla fiera del libro di Bologna è sempre la stessa: saper cogliere la magia della diversità. I lavori erano tutti belli: nella loro unicità, con la loro voce.

La cosa più bella quando sei li è capirti, capire il motivo per cui i tuoi occhi cadono su determinate illustrazioni: indagare sulla tua essenza capire chi sei tu guardando gli altri. Cercare forme e colori nuovi e interrogarti sul perché attirino così tanto la tua attenzione.
Ad ogni fiera aggiungi un pezzo al tuo puzzle.

Il primo momento in cui un illustratore cresce davvero è proprio quando guarda, quando guarda a fondo. Osservare il mondo con occhi nuovi significa arricchire il proprio immaginario personale e rigenerarsi in qualche modo.

Qui ci sono le illustrazioni selezionate di questa edizione.

 

La ricerca dietro le illustrazioni

Siamo riuscite a seguire anche la conferenza in cui Isabelle Arsenault spiegava da dove è nata l’ispirazione per la creazione delle illustrazioni del suo ultimo album ‘Cloth Lullaby’ ispirato all’artista eclettica Louise Bourgeois, albo che le è valso un Bologna ragazzi Award come miglior libro d’arte per bambini.

La riporto perché Isabelle raccontava soprattutto della ricerca che ha fatto e il filo conduttore che l’ha guidata nella creazione delle illustrazioni.
Spesso i percorsi dell’immaginario sono quasi più interessanti delle illustrazioni stesse, o meglio è interessante la relazione che le lega, il come l’idea si concretizza. La scelta della tecnica, dei colori, dei materiali.

Isabelle per creare il libro ha visitato il museo dedicato a Louise Bourgeois con sketchbook alla mano, ha fatto una vasta ricerca legata all’artista, al suo modo di pensare e di vedere il mondo. Louise è molto legata alla figura del ragno, per lei è segno di maternità e protezione: è un omaggio a sua mamma.
Il libro racconta di una Louise bambina: di come il laboratorio di arazzi della famiglia e il rapporto con la mamma la portano a sviluppare quella che diventerà la sua poetica come artista e scultrice.

Isabelle ha anche raccontato che le piace molto illustrare storie legate all’adolescenza perchè gli adolescenti sono come cieli in burrasca: pieni di emozioni tutte diverse.

 

Si è li per capire qualcosa

Nonostante i buoni propositi, la fiera del libro di Bologna è davvero grande e non siamo riuscite a vederla tutta!

Giusto il tempo di fare qualche acquisto: io ho comprato l’albo illustrato ‘La domanda dell’elefante’ illustrato da Kaatje Vermeire, mi sono innamorata delle sue trame e di una storia delicata di quelle che arrivano dopo un po’. Lo condividerò in uno dei prossimi post.

Le abbiamo però dato appuntamento al prossimo anno!

Per concludere mi piace riportare un pensiero che ha scritto sul suo blog Anna Castagnoli, e questo vale per ogni fiera del libro di Bologna.

“Perché alla Fiera del Libro di Bologna ci si va per “esserci”, incontrare vecchi amici e non essere dimenticati. Questo è quello che si pensa o che vogliamo far credere a noi stessi. In realtà, quello che alla Fiera accade è che si è lì per capire qualcosa. Degli altri e di sé stessi.

Quanto è vero.


COMINCIO DA ME

Sono molto felice dell’apertura di questo blog. Questo post vuole essere come un ufficiale taglio del nastro, quindi ti do un sincero benvenuto!
Era da tempo che desideravo aprire questo piccolo luogo, mi piace tanto l’idea della condivisione dell’esperienza e del processo creativo.
Sono pronta per questa avventura. Inutile dire che la tematica principale sarà l’illustrazione in tutte le sue sfumature: parleremo di progetti, albi illustrati, uso del colore..e molto altro!
Non si inizia mai a leggere un buon libro senza sapere qualcosa in più sull’autore, quindi dopo averci pensato un po’ ho pensato che come primo post: comincio da me.

Il mio viaggio inizia così

Sono sempre stata una bambina molto curiosa, mi piaceva cercare i tesori per casa quasi come un orso nella dispensa. Odiavo la rucola ma in compenso adoravo gelati e caramelle (questa cosa non è cambiata). Il mare mi hanno sempre detto che aveva il potere di calmarmi e per i miei genitori è stata davvero una scoperta grandiosa considerando che mi arrampicavo su qualsiasi cosa. Adoravo il colore verde, quando mia mamma voleva tagliarmi i capelli mi nascondevo. Mi piaceva molto aiutare la nonna  a fare i tortellini.

Già alla scuola materna ero abbonata al tavolo dei colori e quando non ero li, ero in castigo con i miei amici. Si insomma non si può di certo dire che fossi una tipa tranquilla. D’altronde la mia smorfia in questa foto parla da sola!

Quando sono arrivata alle elementari è andato tutto bene, avevo le mie belle matite e l’astuccio di Pippi calzelunghe disegnavo un sacco, mi piaceva meno colorare.

Ho imparato l’alfabeto, e con lui ho iniziato le mie prime acerbe letture. Ogni tanto arrivava qualche libricino del Battello a vapore: il mio preferito era ‘La principessa numero 2’ illustrato da Tony Ross quando la cuoca voleva cucinare la principessa numero 1 per riempirsi le tasche di gioielli mi faceva troppo ridere!

Ero anche affezionata a molte videocassette, oltre ai classici Disney adoravo la Pimpa, la famosa cagnolina a pois rossi disegnata dalla sapiente mano di Altan nel 1975: di lei ero follemente innamorata ed ho fatto un buon periodo a disegnare qualsiasi cosa con gli occhi.

 

Il primo incontro con l’illustrazione

Il vero primo incontro con l’illustrazione però è stato in seconda elementare.

La maestra Daniela, molto appassionata di libri per l’infanzia, iniziò a portarci a scuola dei libretti molto belli: avevano dei disegni diversi, nulla in comune con il Sussidiario. Ci siamo accorti tutti che erano bellissimi, ci spiegò che erano le illustrazioni di Nicoletta Costa una disegnatrice italiana. 
Nicoletta è stata parte viva della mia infanzia, avevo incontrato la mia futura professione e non me ne ero accorta.
Persino la maestra Daniela un giorno, guardando un mio disegno, mi disse: ‘Marika tu da grande farai l’illustratrice!’. Ricordo tutto di quel momento e lo ricordo sorridendo, perchè, in quell’attimo, quelle parole mi suonavano così strane: io volevo fare la veterinaria! Ma perchè nessuno voleva capirlo?

Ho coltivato per tanti anni la passione per le letture di Nicoletta, la cosa che più mi piaceva erano i suoi uccellini con le scarpe. Li disegnavo anche io! Questa è nuvola Olga con l’uccellino Ugo!

 

Crescendo

E’ arrivato il tempo delle medie e qui non ho troppo da raccontare, se non che ho preso più di qualche nota sul registro perchè disegnavo troppo e lo facevo durante le spiegazioni, che la professoressa di italiano ce l’aveva con me e che avevo un paio di occhiali arancioni (i misteri dell’adolescenza).

Poi è arrivato il momento di scegliere il liceo, la mia futura scuola. Ne ho visitate un sacco, tra cui il grafico, i miei genitori entusiasti, ma a me non è piaciuto per niente: mancava qualcosa.
A quel punto, un po’ demoralizzata decisi di andare al classico: a scuola ero brava ed avevo pensato che forse me la sarei saputa cavare. I miei genitori, però, non hanno voluto: non avevano visto in me la scintilla. Loro meglio di me sapevano che non era la mia strada.

Mi hanno portato a vedere l’artistico. Li la scintilla c’è stata. Ero felice e lo erano anche loro. Capii cosa volevo fare: volevo disegnare, lo scelsi davvero.

 

Scelte di vita

Quando decidi di frequentare una scuola come il liceo artistico devi essere pronto, pronto a non essere capito, pronto ad essere messo sotto l’etichetta studente di seconda categoria: è una vera e propria scelta di vita. 
Però sono cavoli amari che mangi volentieri se per te la tua scelta vale tanto, e per me è stato così. 

Studiavo matematica, letteratura, chimica, disegnavo tantissimo, a volte per terminare le tavole stavo in piedi fino all’una: volevo assolutamente migliorare. 

Non sono mai stata la più brava a disegnare, ma sono sempre stata una grandissima fonte di idee: è sempre stato quello il mio grande tesoro.
Poi con gli anni, l’impegno e la determinazione, il disegno e la mano sono migliorati con me.

 

La finestra delle opportunità.

Al liceo ho incontrato degli insegnanti davvero in gamba: mi hanno fatto amare il disegno e la storia dell’arte (persino la matematica, materia molto lontana da me), erano vicini a tutti noi, ci hanno fatto esplorare mondi che non conoscevamo. In quarta Maresa, la prof di Figura disegnata, ci portò a vedere una mostra proprio qui a Verona: una mostra di illustrazione agli scavi Scaligeri. Di mostre ne ho viste tante, ma quella fu amore.

Il mio cuore, sottovoce, mi disse che quel mondo era molto vicino al mio.

Arrivò tempo di maturità, di preparazione, di agitazione, di temi a sorpresa. Dedicai la mia tesina alle forme morbide e leggere dell’art-nouveau alla linea e al decoro di Klimt e portai le fotografie che avevo fatto a Berlino (una città bellissima) tutte cose che mi rappresentano ancora molto. Nella prima prova scrissi un tema sull’amore citando Manzoni con i promessi sposi, Picasso e De Chirico.

Andò tutto molto bene! In quel caldo luglio dimostrai che ‘la ragazza dell’artistico’ faceva sul serio.

Dopo questa elettrizzante esperienza mi affacciai ben presto alla finestra delle opportunità: il mondo mi chiamava a prendere un’altra decisione importante, una decisione che mi avrebbe davvero cambiato la vita, l’ultimo bivio l’ultima direzione per realizzare chi ero e che cosa volevo.

Conobbi la mia futura scuola proprio nel mio liceo dove venne il direttore a presentarla: aveva proprio ciò che cercavo, un corso per diventare illustratrice. Andai a vederla e chiesi colloquio e non vi furono dubbi: la scelsi con serenità ed entusiasmo in un’assolata giornata di settembre.

 

Il diploma

Ho studiato per tre anni all’accademia di arti figurative Comics di Padova, con una classe di amici che porto nel cuore. Eravamo tutti molto diversi: ci siamo arricchiti e sostenuti a vicenda, costruendo legami, raccontando storie, intrecciando le nostre vite. Gli insegnanti sono stati nostri grandi complici in tutto questo, fonti di preziosa conoscenza ma soprattutto persone, persone appassionate al loro lavoro, che ci hanno sempre incoraggiato e che ancora oggi ci sostengono e fanno il tifo per noi.
Sono stati tre anni dove sono cresciuta tantissimo sia come persona sia come illustratrice.
Mi sono diplomata nel 2015 con una corona di margherite bianche fatta da mia mamma, l’ho fatta seccare non è alloro ma per me è sicuramente molto di più.
Ci sono dentro studio, notti insonni, la voglia di buttare tutto e andare a vendere gelati, le vittorie.

L’illustrazione come mestiere e il regalo più bello.

Eccoci, siamo arrivati alla fine di questo breve racconto, ma siamo solo all’inizio della mia avventura ed io ne sono felice. Oggi sono illustratrice e piano piano sto collezionando i miei piccoli traguardi lavorativi, ma tra tutti forse il più prezioso è già mio: la consapevolezza.

La consapevolezza di chi sono e di chi voglio essere come illustratrice e come persona, la consapevolezza del mio segno.

Raccontare una vita non è mai facile, è così densa, carica di momenti, attimi.. mi sembra in parte d’aver corso e dall’altra d’aver detto davvero tanto! E sono contenta perchè molti punti riuscirò ad approfondirli bene proprio grazie a questo blog. Un caposaldo della mia persona è sicuramente la voglia di raccontare, senza pretese in sincerità quello che vedo e che vivo ogni giorno. Ci sentiamo alla prossima dunque! Grazie per la lettura!