BOLOGNA CHILDREN’S BOOK FAIR 2017


Eccomi qui a raccontare della mia esperienza alla Bologna Children’s Book fair. Per chi non la conoscesse è forse tra gli eventi più di rilievo nel campo dell’editoria, intorno a marzo – aprile ogni anno rinnova il suo appuntamento a Bologna. E’ un abbraccio di persone tutte diverse, ci sono illustratori, editori, scrittori, traduttori…e provengono da tutto il mondo!  Mi piace molto visitarla, è un evento che mi gusto come una merenda: lentamente.
Guardo, sfoglio.. mi lascio toccare da quello che vedo e che sento. Mi piace viverla così senza corse, ossessioni o fronzoli.

Una Bologna diversa

Io e la mia amica Giulia il 4 Aprile siamo partite sul nostro treno Verona – Bologna alla volta della fiera del libro, è bello chiacchierare in viaggio, e poi, quando scendi a Bologna inizi già a respirare l’aria di fiera.
Non riesci a capire se sia Bologna quella diversa in quei giorni o tu felice ed emozionato dentro. La sensazione è un po’ questa.

Io e Giulia ogni anno rinnoviamo la nostra tradizione pre-fiera, andiamo sempre a fare qualche compera al negozio di colori, e ogni volta è sempre come entrare in un negozio di caramelle!

Dopo aver rinnovato le nostre promesse ci siamo dirette al 35. E siamo arrivate in fiera.
Quest’anno abbiamo stravolto i nostri piani, abbiamo vissuto una fiera un po’ alternativa, in genere la prima cosa che visitiamo è la mostra degli illustratori ma questa volta avevamo una tappa da fare prima di tutto:
volevamo visitare la mostra del libro pop-up e per farlo dovevamo dirigerci verso l’illustrator survival corner una zona molto bella che da quest’anno è stata ritagliata in fiera, un luogo creato appositamente per gli illustratori, con workshop, incontri e portfolio review.

 

Mostra del libro pop-up

Siamo arrivate appena in tempo per la mostra: stava iniziando la visita guidata. E’ stato davvero molto interessante. L’esposizione s’intitolava ‘Pop-up show: la magia dentro i libri’ ed era proprio una magia vedere e capire l’ingegno dietro questi manufatti d’arte. Il percorso ripercorreva lo sviluppo del libro pop-up negli anni dal 1880 fino ai giorni nostri.
Si notava chiaramente lo sviluppo della cartotecnica e quindi dei ‘meccanismi’ che consentono ad un libro ‘di uscire dalla carta’ Massimo è stato bravissimo a farci cogliere questo aspetto. I primi erano veri e propri teatri in miniatura anzi si può dire che i libri pop up siano proprio figli del cinema e del teatro.
Mi hanno ricordato molto il museo del cinema a Torino, all’interno della Mole Antonelliana che ho visitato lo scorso Giugno.

Il termine pop-up per altro è nato successivamente, con la pubblicazione di: Pinocchio “with pop-up illustrations” del 1932 e poi è stato portato avanti nell’anno successivo con gli albi sui personaggi Disney. Inizialmente questi libri si chiamavano libritridimensionali poi negli anni pop-up è diventato di uso comune fino ai giorni nostri.

Il libroche forse tra tutti ha catturato di più la mia attenzione però è uno tra quelli più antichi in mostra ‘The model menagerie’ 1895 Nister & Co Ltd. London, proprio questo qui sopra, forse per la palette colori, forse per questo cenno decorativo, forse per la dolcezza degli animali e il leggero vibrare delle scene. 

Non basterebbe questo post per parlare del libro pop-up, è un mondo vasto, magico e interessante: qui trovate il sito ufficiale della mostra.

Terminata la visita io e Giulia abbiamo ringraziato, proseguendo così il nostro percorso. Ci siamo immerse in tantissimi libri grandi e piccoli e anche in moltissime mini mostre organizzate all’interno degli stand. Ogni volta scatta la caccia alle cartoline illustrate. In giro ce ne sono sempre, la sfida è trovarle: se ti va bene riesci a trovare anche dei poster! Sono perfetti da attaccare in studio!

A metà mattina ci siamo anche regalate un cappuccino con brioches ne avevamo davvero bisogno!

 

La mostra degli illustratori

Verso il primo pomeriggio siamo riuscite a risalire da dove tutto è iniziato e quindi a visitare la mostra degli illustratori come si deve. Quest’anno aveva un nuovo volto, non era come eravamo abituate a vederla le tavole erano disposte tutte in orizzontale protette da cartonati molto spessi.

Abbiamo guardato le tavole attentamente,  le illustrazioni che mi sono piaciute di più sono quelle di Daniela TieniBruna XimenesPauline Munique e Simone Rea anche se la vera bellezza alla fiera del libro di Bologna è sempre la stessa: saper cogliere la magia della diversità. I lavori erano tutti belli: nella loro unicità, con la loro voce.

La cosa più bella quando sei li è capirti, capire il motivo per cui i tuoi occhi cadono su determinate illustrazioni: indagare sulla tua essenza capire chi sei tu guardando gli altri. Cercare forme e colori nuovi e interrogarti sul perché attirino così tanto la tua attenzione.
Ad ogni fiera aggiungi un pezzo al tuo puzzle.

Il primo momento in cui un illustratore cresce davvero è proprio quando guarda, quando guarda a fondo. Osservare il mondo con occhi nuovi significa arricchire il proprio immaginario personale e rigenerarsi in qualche modo.

Qui ci sono le illustrazioni selezionate di questa edizione.

 

La ricerca dietro le illustrazioni

Siamo riuscite a seguire anche la conferenza in cui Isabelle Arsenault spiegava da dove è nata l’ispirazione per la creazione delle illustrazioni del suo ultimo album ‘Cloth Lullaby’ ispirato all’artista eclettica Louise Bourgeois, albo che le è valso un Bologna ragazzi Award come miglior libro d’arte per bambini.

La riporto perché Isabelle raccontava soprattutto della ricerca che ha fatto e il filo conduttore che l’ha guidata nella creazione delle illustrazioni.
Spesso i percorsi dell’immaginario sono quasi più interessanti delle illustrazioni stesse, o meglio è interessante la relazione che le lega, il come l’idea si concretizza. La scelta della tecnica, dei colori, dei materiali.

Isabelle per creare il libro ha visitato il museo dedicato a Louise Bourgeois con sketchbook alla mano, ha fatto una vasta ricerca legata all’artista, al suo modo di pensare e di vedere il mondo. Louise è molto legata alla figura del ragno, per lei è segno di maternità e protezione: è un omaggio a sua mamma.
Il libro racconta di una Louise bambina: di come il laboratorio di arazzi della famiglia e il rapporto con la mamma la portano a sviluppare quella che diventerà la sua poetica come artista e scultrice.

Isabelle ha anche raccontato che le piace molto illustrare storie legate all’adolescenza perchè gli adolescenti sono come cieli in burrasca: pieni di emozioni tutte diverse.

 

Si è li per capire qualcosa

Nonostante i buoni propositi, la fiera del libro di Bologna è davvero grande e non siamo riuscite a vederla tutta!

Giusto il tempo di fare qualche acquisto: io ho comprato l’albo illustrato ‘La domanda dell’elefante’ illustrato da Kaatje Vermeire, mi sono innamorata delle sue trame e di una storia delicata di quelle che arrivano dopo un po’. Lo condividerò in uno dei prossimi post.

Le abbiamo però dato appuntamento al prossimo anno!

Per concludere mi piace riportare un pensiero che ha scritto sul suo blog Anna Castagnoli, e questo vale per ogni fiera del libro di Bologna.

“Perché alla Fiera del Libro di Bologna ci si va per “esserci”, incontrare vecchi amici e non essere dimenticati. Questo è quello che si pensa o che vogliamo far credere a noi stessi. In realtà, quello che alla Fiera accade è che si è lì per capire qualcosa. Degli altri e di sé stessi.

Quanto è vero.

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